Mi ricordo vividamente come mi si presentò all’improvviso, pomposo e pimpante Master Piece, il mio primo Nido Di Polvere. Era estate, mi ero trasferita a Padova già da due anni ed il monolocale in cui vivevo con due amiche, le Sante Donne, era già saturo delle mie carabattole. Ero seduta a sorseggiare un caffè quando una forte raffica di vento smosse alcuni agglomerati informi da dietro l’armadio-cucina e, con la furia della vocazione, mi rotolò tra le gambe, il destino.

B.F.

 

nod1_1_1

Prima Parentesi | Il PROBLEMA DEL SOGGETTO

La prima persona mi disturba. E’ chiaro che l’autrice del libro sono io ma da questo momento in poi credo che userò sia la terza persona che il pluralis majestatis. Scrivo “credo” perchè non si può mai dire che un guizzo di ego s’impossessi della tastiera e sbotti all’improvviso in un IO fragoroso. Questo testo è un terreno di contraddizioni. Qualsiasi cosa ha un senso finchè non lo perde. Il senso si potrebbe essere già perso nella riga precedente. In ogni caso, dopo un po’ di pagine il lettore si dimenticherà di questo trucco formale e cadrà nell’illusione del narratore esterno. Tra l’altro avere un narratore esterno che parla di te è molto più chic.
(chiusa parentesi)

 

I più affermerebbero senza dubbio o remora che l’artista Fragogna sia un’artista “visuale”, una pittrice legata alla figura e alla forma, un’artista introspettiva, organica e organizzata, viscerale e materica, uno di quegli artisti che ti prendono per il collo e che ti costringono a guardare, a vedere oltre, ad approfondire il livello sensoriale e sensuale dei suoi lavori. I più avrebbero ragione. Perchè questo è ciò che della Fragogna si conosce: i quadri dei rigogliosi e rutilanti corpi barocchi che si aprono in un dialogo fatto di simboli e colore, di bocche che stentano una comunicazione intraducibile, di intestini attorcigliati come cappi vitali. I disegni che si srotolano in filamenti senza fine come a voler dichiarare l’inutilità del punto, della conclusione, dell’enunciato perentorio. Le sculture effimere, flore intestinali e interiorità esposte come giardini razionali, competenti dell’inconsistenza del tempo e della memoria, rovine in decomposizione estetica.

Questo aspetto, questa porzione architettonica di Fragogna che mi azzarderei qui a classificare metaforicamente come “il palco della Gogna” ci comunica il malessere esistenziale che attanaglia la sensibilità dell’artista sin dalla più giovane età anche per grazia o disgrazia dei suoi riferimenti letterari: dai tragici greci ai romantici tedeschi, dagli scapigliati italiani agli illuministi francesi passando per i vicoli maleodoranti della decadenza vittoriana e che poi è maturato nel corso degli anni della sua educazione filosofica e sofistica.

Ma esiste un’altra faccia delle molteplici Fragogna che invece darebbe ragione ai più o meno alcuni che la chiamassero “un artista di concetto”, una teorica, una Kosuthiana. Una faccia meno nota, un lato rimasto fino ad ora in ombra, una porzione di buio che in questo libercolo noi vorremmo finalmente portare alla luce.

 

IL CONCETTO DI CONCETTO

Non staremo qui ad indottrinarti sul significato di Arte Concettuale perchè vogliamo dare snobisticamente per scontato che tu, caro lettore, sappia di cosa stiamo parlando altrimenti ci chiediamo perchè avresti comperato mai un libro d’artista?

D’altro canto, per dare ragione al principio di contraddizione, sappiamo che tra i lettori ci sono molte persone che hanno acquistato l’opera semplicemente per dare sostegno all’autrice. Molte di queste persone credono che:

  • l’arte concettuale è l’arte che si fa dopo aver avuto un’idea e che può essere spiegata con parole proprie ma soprattutto con dei libri lunghissimi e noiosi molto spesso senza figure (non abbiate timore, c’è presenza di figure qui);
  • l’arte contemporanea è l’arte che si fa “oggi” per cui anche l’arte primitiva era contemporanea al suo tempo ma probabilmente ormai sono già stati usati tutti i nomi disponibili per definire le varie correnti e non c’è più la possibilità di nominarne altre senza rischiare di cadere nel ridicolo (credo che col termine “transavanguardia” se ne sia definitivamente raggiunta l’epifania [del ridicolo]);
  • l’arte contemporanea è l’arte che si fa mentre stai facendo contemporaneamente qualcos’altro per esempio: sei al telefono e scarabocchi su di un foglietto volante degli schizzetti niente male, guardi la tivù mentre mangi e giocherellando col cibo “Toh guarda, una faccia che ride!”, ecc..;
  • l’artista per vivere deve fare un altro lavoro e che se l’artista per vivere deve fare un altro lavoro allora non è un vero Chiuso il discorso.

A volte, ma solo a volte, Fragogna stessa si trova a condividere almeno quattro dei quattro punti sopraelencati.

Ci immaginiamo che molte delle persone che hanno comperato il libro per sostegno, pietà, amicizia o commiserazione non leggeranno mai questa pippa di quasi ottanta pagine però non si sa mai, nulla si può dare per scontato e se, come si dice “anche una sola delle mie pecorelle…” (tipo: mamma sento che fin qui ci sei) allora ci sentiamo in dovere e onorati di proseguire nella nostra surreale e incoerente impresa educativa.

 

 

| A NEST OF DUST (can be conceptualized in an essay in three volumes)


“I remember vividly how it unexpectedly showed up to me, pompous and perky: Master Piece, my first Nest Of Dust. It was summer, I moved to Padua two years earlier and the apartment where I used to live with two friends, the Holy Women, was already full of my junk. I was sitting sipping a coffee when a strong gust of wind stirred some shapeless agglomerations from behind the kitchen-closet and, with the fury of a vocation, it rolled between my legs, THE destiny.“

B.F.

 

First Parenthesis | THE PROBLEM OF THE SUBJECT

The first person disturbs me. It’s clear that the author of the book is me but from this moment on, I think I will use both the third person and the pluralis majestatis. I write“I think” because you can never say if a flicker of ego comes upon the keyboard and bursts suddenly in a thunderous. This text is a land of Whatever makes sense until you lose it. The sense may already be lost in the previous line. In any case, after a few pages the reader will forget this formal trick and fall into the illusion of the “external narrator”. Among other things, to have an external narrator who speaks on your behalf is much more chic. (parenthesis closed)

 

Most people states with no doubt or hesitation that Fragogna is a “visual” artist, a painter linked to the figure and the shape, an introspective artist, organic and organized, visceral and material, one of those artists that take you to the neck and force you to look at, to see beyond, to deepen the sensory and sensual level of her work. And most people would be right. Because this is the Fragogna we know: the paintings of lush and glowing baroque bodies that open into a dialogue between symbol and color. Mouths that are struggling an untraslatable communication, intestines twisted as vital nooses. The drawings that unroll into filaments without end as if to declare the futility of the point, the conclusion, the peremptory statement. The ephemeral sculptures, intestinal flora and interiors exposed as rational gardens, competent of the inconsistency of time and memory, ruins in aesthetics decaying.

This aspect, this architectural portion of Fragogna that I would presume to classify here metaphorically as “the stage of the Gogna/Pillory” communicates to us the existential malaise that grips the sensitivity of the artist from a very young age for grace or disgrace of her literary references: from Greek tragedies to the German Romanticism, from the italian scapigliatura to French Enlightenment through the stinking alleys of Victorian decadence and then has matured over the years of her educational philosophy and sophistry.

But there is another face of the multiple Fragogna that would give reason to the more or less certain people that would call her “an artist of concept/ a conceptual artist,” a theorist, a Kosuthian. A less known face, a side remained until now in the shadow, a portion of the dark that in this libercolo we would finally bring to light.

 

THE CONCEPT OF CONCEPT

We don’t want to indoctrinate you on the meaning of conceptual art because we snobbishly assume that you, dear reader, know what we’re talking about otherwise we wonder why would you have ever bought an artist’s book?

On the other hand, giving a reason to the principle of contradiction, we know that among the readers there are many people who bought the work simply to give support to the author. Many of these people believe that:

  • Conceptual art is the art that you do after you had an idea, and that can be explained in its own words, but especially with the long and boring books that comes very often without figures (do not be afraid, there is presence of figures here );
  • Contemporary art is the art that is done “today” so that even primitive art was contemporary in its Up to now probably there have already been used all the available names to define the various artistic currents and there is no more possibility to fi other ones without risking to be ridiculous (I think the term “transavanguard” has defi ely reached the epiphany [of the ridiculous]);
  • Contemporary art is the art that is done at the same time while you’re doing something else, for example: you are at the phone sketching on a piece of flying paper a “not so bad “funny drawing, you are watching TV while eating and toying with food you see: “hey, look, a face that laughs! “, …;
  • The artist has to do another job in order to live, and if the artist needs to do another job to live then s-he is not a true End of the speech.

Sometimes Fragogna herself shares at least four of the four points listed above.

We imagine that many of the people who bought the book for support, compassion, sympathy or friendship will never read this blowjob of nearly eighty pages, however, you never know, nothing can be taken for granted and if, as one sais “even one single of my sheep … “(like: mom I feel that you’re here), then We feel obliged and honored to continue our surreal and inconsistent educational enterprise.

 


 

E ALLORA: che cos’è un concetto?

Insegna Treccani.it:

concètto s. m. [dal lat. conceptus -us, der. di concipere «concepire»]. –

  1. Pensiero, in quanto concepito dalla mente; più in particolare, anche dal punto di vista filosofico, la nozione che la mente si è formata dell’intima essenza di una data realtà (materiale o astratta), afferrando insieme i varî aspetti e i caratteri essenziali e costanti di questa realtà (…)

Approfondisce Wikipedia:
Disambiguazione – Se stai cercando il nome proprio di persona maschile, vedi Concetta.

Nel concettuale il “motivo di concetto” viene stravolto. Siamo in presenza di un paradosso? Si può concettualizzare il concetto di concetto? Che garbuglio! Ma pare di si, che sia possibile proprio grazie al principio per cui “tutto è possibile”. Mi spiego: se la “ragione” del termine “concetto” è quella che ci viene insegnata da Treccani.it allora il concetto di concetto nell’arte concettuale è la “disambiguazione” di Wikipedia e cioè: vedi Concetta. Ma solo se stai cercando il nome proprio di persona maschile ergo: Concetto, alterato in Concettino e ipocoristicato in Cettino. Il Concetto quindi con la C maiuscola. La sintesi e l’essenza del concetto. Il passaggio dal concetto significante al Concetto significato.

 

Il passaggio dal concetto al Concetto e dal nido di polvere al Nido Di Polvere.

E qui vi volevo. Il nido di polvere sotto al letto, dietro la porta, tra il battiscopa e il mobile diventa in arte il Nido Di Polvere. Con le maiuscole. Ma Fragogna non ci fa un discorso scontato. Sarebbe facile tornare a Duchamp e continuare a masticare l’ormai immasticabile bolo della decontestualizzazione. Nonostante sia ancora accettabile riproporre, come peperoni non digeriti la sera, l’ipersaturo universo di oggetti decontestualizzati che riempiono i musei, le gallerie e le varie biennali d’arte. Nonostante l’oggetto decontestualizzato sia ancora accettato e celebrato come la più fresca delle primizie.

Il Nido Di Polvere non viene quindi decontestualizzato dall’artista ma si decontestualizza “di per sè”. Il Nido rotola seguendo dei percorsi non casuali all’interno della stanza o tra le stanze. Se le finestre sono aperte e c’è vento, ma basta anche una leggera brezza per creare una corrente, segue delle precise traiettorie matematiche (Ill. 1). Se le finestre sono chiuse e non ci sono spifferi si muove in base ad altri movimenti come per esempio dei corpi umani o animali che si spostano, il fischio della pentola a pressione, le vibrazioni dello stereo, le scosse di assestamento e vari altri fattori (Ill. 2). Se a casa non c’è nessuno e l’ambiente è sigillato allora il Nido può riposarsi (Ill. 3), ma non è detto. Perchè il Nido Di Polvere possiede un’autonomia. E’ una massa organica di microstrutture e microrganismi che, per quanto impercettibilmente, si muovono (Ill. 4).

 

 

Ma se il Nido Di Polvere non è influenzato dall’operato dell’artista che invece si limita a registrarne i movimenti, se non c’è trasformazione, creatività, atto, si può parlare di opera d’arte? Possiamo filosofeggiare sui metri di giudizio. Se consideriamo il lavoro da un punto di vista pindarico possiamo postulare che solo la semplice azione di porre l’attenzione sul determinato soggetto ne determina un senso relativo e quindi una trasformazione concettuale anche se non propriamente fisica. Se un panettiere prende in considerazione l’oggetto farina quasi sicuramente il senso relativo alla farina è quello di fare il pane. Se è invece un designer a focalizzare la sua attenzione sull’oggetto farina allora probabilmente il senso della farina sarà quello di essere appoggiata ad un piano o di essere versata in un contenitore con determinate caratteristiche estetiche, geometriche e pratiche (ma trattandosi di design ciò non è detto). Se uno storico della parrucca invece si dovesse cimentare sullo stesso soggetto è quasi certo che la sua formazione professionale relativizzerà la farina al XVIII secolo quando veniva usata come componente di base della cipria per parrucche alla corte di Francia.

Il Nido Di Polvere relativizza la sua essenza e solo per il semplice fatto di essere considerato opera d’arte, la diventa. L’opera esiste anche quando viene “spazzata” via non solo perchè viene impressionata su memoria fotografica e su testi e documenti ma anche e soprattutto perchè è sempre presente. Il Nido Di Polvere è imprescindibile e quindi trascendente. Dalla trascendenza al divino la triangolazione col passo biblico è a portata di mano:
 

Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!

Genesi 3:19

 

 

SO THEN: what is a concept?

New Oxford American Dictionary teaches:

con•cept |noun

an abstract idea; a general notion : structuralism is a difficult concept | the concept of justice.

  • an idea or invention to help sell or publicize a commodity : a new concept in corporate hospitality.
  • Philosophy an idea or mental picture of a group or class of objects formed by combining all their aspects.

Deepening with Wikipedia: Disambiguation
If you’re looking for the proper name of a male person, see Concetta.

In the conceptual the “cause of concept” is distorted. Are we in the presence of a paradox? Can you conceptualize the concept of concept? What a tangle! But it seems that it is possible thanks to the principle why “everything is possible”. Let me explain: if the “reason” of the term “concept” is that one we’ve learnd from the Oxford American Dictionary then the concept of concept in conceptual art is the “disambiguation” of Wikipedia, see: Concetta. But only if you’re looking for the name of a male person ergo: Concept, altered Concettino and ipocoristicato in Cettino. The Concept with the uppercase. The synthesis and the essence of the concept. The transition from concept “significated” to Concept “signifying”.

 

The transition from concept to Concept and from nest of dust to Nest Of Dust.

And here I want you. The nest of dust under the bed, behind the door, between the baseboard and the cabinet becomes the Nest Of Dust. With uppercase. But Fragogna doesn’t make a granted speech. It would be easy to get back to Duchamp and continue chewing the now immasticabile bolus of decontextualization. While it is still acceptable to propose, undigested as peppers in the evening, the hyper saturated universe of decontextualized objects that fills the museums, galleries and various art biennials. Despite the decontextualized object is still accepted and celebrated as the most juicy of the first fruits.

The Nest Of Dust is therefore not put out of context by the artist but it decontextualizes itself by itself. The Nest rolls along paths not randomly inside the room or between rooms. If the windows are open and there is no wind, but also just a slight breeze to create a current, the Nest follows those precise mathematical trajectories (Ill. 1). If the windows are closed and there are no drafts, the Nest moves according to other movements such as human bodies or animals in movement, the whistle of the pressure cooker, the vibrations of the stereo, the aftershocks and various other factors (ill. 2). If no one is at home and the environment is sealed then the Nest can rest (Ill. 3), but it is not granted. Because the Nest Of Dust possesses autonomy. It is a mass of organic microstructures and microorganisms that, as imperceptibly, moves (Ill. 4).

 

 

But if the Nest Of Dust is not influenced by the work of the artist who merely records the movements, if there is no transformation, creativity, action, can we consider it as a work of art? We can philosophize about the methods of judgment. If we consider the work from a Pindaric point of view we can postulate that only the simple action of placing the focus on the given subject determines a relative sense of the subject and therefore it determines a conceptual transformation even if not strictly physical. If a baker takes into account the object “flour” almost certainly the sense of the flour is to make bread. If it is a designer instead to focus his attention on the object “flour” then probably the sense of the flour is to be leaning against a plan or to be poured into a container with certain visual characteristics, geometrical and practical (but this is not always the case when it is about design). If a wig’s historian would challenge himselves on the same subject is almost certain that his professional training will relativize the flour to the eighteenth century when it was used as basic component of the powder for wigs at the court of France.

The Nest Of Dust relativizes its essence and just for the simple fact of being considered a work of art, it becomes a work of art. The work exists even when it is “swept” away not only because it is impressed on a photographic memory and on texts and documents but also and especially because it is always present. The Nest Of Dust is essential and therefore transcendent. From transcendence to the divine triangulation, the biblical passage is at hand:
 

In the sweat of thy face shalt thou eat bread, till thou return unto the ground; for out of it wast thou taken: for dust thou art, and unto dust shalt thou return.

Genesis 3:19

 


 

nod1_1_7

 

In un processo ostentatamente blasfemo e logico Fragogna trasforma il Dio in polvere. Polvere sei e polvere ritornerai, disse Dio all’uomo. Ma l’uomo creò il Dio e gli mise in bocca le parole della sua distruzione. L’uomo Adamo (e in questo caso l’attributo maschile è di dovere) ha inventato l’illusione del Dio e si è auto-imposto la sua violenta supremazia. L’immaginario tiranno divino dall’alto dei cieli psichici regolarizza la vita del suo schiavo umano in relazione sadomasochistica e senza timore di soverchia. La donna Eva (la ribelle, la dissidente, l’artista) ascoltando la serpe, istinto della sua ragione, si rivolta contro l’uomo perchè sa che l’uomo stesso, essendo il creatore del Dio che giustifica la sua stessa origine, è dio. Un dio minuscolo quindi. Un dio nato dalla polvere della debolezza umana e votato di conseguenza alla polvere.

Ma Fragogna non intende travisarvi in discorsi pseudo-femministi in quanto fervente sostenitrice della tesi per cui, se le donne avessero avuto una massa muscolare superiore a quella maschile, ne avrebbero ricalcato i passi. Se le donne e gli uomini invece fossero stati dotati della stessa massa muscolare, Fragogna sostiene la tesi che il genere umano si sarebbe già estinto da innumerevoli generazioni. E forse a questo punto il pianeta terra porterebbe i capelli un po’ più lunghi, aggiungiamo Noi.
 

“Qualsiasi insignificante dettaglio sostiene una tesi mal costruita.” ©

 

 

In a process ostensibly blasphemous and logical Fragogna turns God to dust. Dust you are and dust you shall return, God said to man. But the man created the God putting into his mouth the words of his destruction. Adam, the man (and in this case the male attribute is proper) invented the illusion of God and he self-imposed himself to his violent supremacy. From heaven the imaginary divine tyrant regulates the psychic life of his human slave in a sado-masochistic relationship without fear of any overpowers. Eve, the woman (the rebellious, the dissident, the artist) listening to the serpent, the instinct of her reason, turns against the man because she knows that the man himself, being the creator of the God who justifies its origin, is god himself. A god in lowercase. A god born from the dust of human weakness and voted accordingly to dust.

But Fragogna does not intend to misrepresent you into pseudo-feminist discourses. As a fervent supporter of the argument that, if women had had a higher muscle mass than men, they would have traced the same steps. But if women and men would have been endowed with the same muscle mass, Fragogna supports the thesis that the human race would become extinct by countless generations. And perhaps at this point the planet earth would wear the hair a bit longer, We would add.
 

“Any insignificant detail supports a bad constructed thesis.” ©

 


 

COPYRIGHT 2013

BARBARA FRAGOGNA