Nessuno poi si è più chiesto: “Ma l’artista sa eseguire?”

Luciano Fabro, Arte torna arte, Einaudi, 1999

 

Ce l’hanno data parecchio a bere con quella storia del professionista altamente specializzato. All’americana. Ognuno sa fareuna cosa sola, ma la sa fare BENISSIMO (per esempio: Filtri dell’aria. Ill. 5). Quando uno poi sa fare una cosa sola benissimo, dopo un po’ si annoia e ha voglia di variare e siccome è in grado di dare giudizi dettagliati e pertinenti su uno specifico argomento che eleva gli standard delle sue discussioni allora crede di essere in grado di dare giudizi altamente specializzati anche su altre cose, perchè no, comincerà in principio ad emettere verdetti sugli argomenti correlati la sua “materia” (per esempio: il movimento delle masse di aria atmosferica usando i termini “ciclonica” ed “anticiclonica” perchè riempiono bene la bocca Ill. 6) e poi, notando che il suo pubblico si lascia bambasciare dalla scioltezza giaculatoria allora si allargherà, prima timidamente e poi pomposamente a panzer anche su tutto ciò che da lui stesso è conosciuto per estensione o assonanza (per esempio: i ciclopi e i ciclostili. Ill. 7 e 8). Catena associativa: filtro dell’aria – aria atmosferica – masse cicloniche – ciclopi – ciclostili.

Moltiplichiamo questa formula per tutti gli esseri umani che si autocensiscono degni di dettar giudizio ed otterremo il WikiWorld. D’altra parte oggi tutti (nelle cosidette società cilvili) possono avere un’opinione dentro alla propria testa e la testa è un net di impulsi e il personal computer o il laptop sono un’estensione di memoria, una memoria esterna per dire, quindi un’estensione del cervello, della mente, della persona insomma. Queste opinioni senza neanche rendersene conto diventano un pubblico “dominio”, siamo animali socievoli quindi condividiamo. Siamo esseri umani educati quindi “twittiamo” nozionismi riassuntivi.

Tutto sommato, finchè un’opinione non viene smentita, discussa o criticata, quell’opinione può elevarsi alla casta ideale di presunta Verità. Per smentire un’opinione su di un preciso argomento a caso bisogna essere specializzati oppure correlati. Possiamo correggere le opinioni con altre opinioni, mitigare o inasprire una storia, credere ciecamente a qualsiasi assunto sparato con convinzione o non credere più a niente perchè tanto è tutto inventato.

Amiamo l’approssimazione perchè ci regala risposte veloci, magari immagini così non siamo costretti a leggere, se è un video anche meglio. Non è necessario smentire perchè tanto tra due minuti te lo sei dimenticato. Oppure lo racconti ad amici e parenti come dato di fatto da raccontare a catena. Di Sant’Antonio.

In fin dei conti il discorso sulla specializzazione si regge su piedi di sabbia. Non è più importante sapere ma è importante “sapere che almeno uno di noi sa”. Non è necessario avere una memoria interna (conoscenza) perchè Google (e simili) ha tutte le risposte in un clic. I nostri cervelli sono tubi dove scorrono flussi di dati imprecisi che vengono selezionati, visualizzati e cestinati. Poco o niente mette radice.

Per fortuna.

 

| AS YOU “VIEW” ME or ON APPROXIMATION 1

 

Nobody anymore asks: “But the artist knows how to make?”

Luciano Fabro, Arte torna arte, Einaudi, 1999

 

We have been teased enough with that story of the highly skilled professional. American style. Everyone knows how to do one thing, but very WELL (for example: air filters. Ill. 5). When one knows how to do one thing very well, after a while s/he is bored and wants to change the topic. Since s/he is able to make detailed and relevant judgments on a specific topic that raises the standards of its discussions then s/he believes to be able to be highly qualified to make judgments on other things, why not? S/he starts in the beginning to issue verdicts on matters related to his/her “matter” (for example: the mass movement of atmospheric air using the terms “cyclonic” and “anticyclonic” because they fill well the mouth. Ill. 6) and then, noticing that his/her audience is amazed with the fluency ejaculation of his/her speech then it will expand, at first timidly and then pompously on all that s/he him/herself knows for extension or assonance (for example: Cyclops and the mimeograph (ciclostile). Ill. 7-8). Associative chain: air filter – atmospheric air – cyclonic masses – Cyclops – mimeograph/ciclostile in italian.

Multiply this formula to all human beings who deserve to dictate judgment and we will get the Wikiworld. On the other hand today all of us (in the so-called civil society) can have an opinion in our own head. The head is a net of pulses and the personal computer or laptop are an extension of memory, an external memory, the extension of the brain, of the mind, the person/individual itself. These opinions, without even realizing it, become a“public domain”. We are social animals therefore we share. We are humans so we“tweet/ twit” resumptive notionalisms.

All in all, as long as an opinion is not invalidated, discussed or criticized, that opinion can rise to the ideal caste of a presumed Truth. To rebut an opinion on a specific topic you need to be specialized or related. We can correct the opinions with other opinions, mitigate or exacerbate a story, believe blindly in any matter given with conviction or not believe in anything anymore because so much is all made up.

We love the approximation because it gives us quick answers, or better images, so maybe we are not forced to read (a video to watch would be even better). It is not necessary to refuse the topic because in two minutes you’ve already forgotten anyway. Or you tell the stories to friends and family as they would be assured facts, as in a spoken tradition, a chain. A Saint Anthony’ chain letter.

After all, the talk about specialization is built on sandy feet. It is not important anymore to “know” (to have the knowledge) but it is important to “know that at least one of us knows.” You don’t need to have an internal memory (knowledge) because Google (and similars) has all the answers in one click. Our brains are tubes flowing with streams of inaccurate data that are selected, displayed, and trashed. Little or nothing takes root.

Luckily.

 


 

Ill. 5 Air filter

 

Ill. 6 Atmospheric pressure

Ill. 6 Atmospheric pressure

 

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Ill. 7 Ciclostile

 

L’artista si fa sintesi e specchio di demenza sociale. Si presta a utilizzare lo stesso linguaggio povero e secco, riciclato e ricopiato. Prende pezzetti di “roba” e li assembla, sfrutta il compiacimento del pubblico che riconoscendo le immagini si esalta tronfio e saturo di empatia. E’ l’epoca del collage. Ogni composizione è collage. Copia e incolla. Ai ritornelli lassisti del tutto è già fatto e tutto è gia detto ci si adagia fannulloni. Aperitivo alla mano e tran-tran. L’artista è globale. Non c’è distinzione Est-Ovest o Nord-Sud nel mondo dell’arte main o minor stream che sia.

Come tu mi visualizzi (VIEWi) è come io sono. Io sono il mio profilo su Facebook, il mio portfolio online, la mia presenza net è la mia immagine in società. Sono quello che dico di essere e posso essere tutto quello che dico, posso aver fatto tutto quello che ho detto. Posso produrre le prove con Photoshop, se sono uno bravo posso addirittura produrre delle prove inconfutabili con Photoshop.

 

Ill. 7 Cyclops

Ill. 8 Cyclops

 

The artist becomes a synthesis and mirror of social dementia. The artist lends her/himself to use the same language, poor and dry, recycled and recopied. S/he takes bits of “stuff” and assembles them, takes advantage of the complacency of the public which recognizes the images exalting itself in a pompous and full of empathy state. It is the age of collage. Each composition is a collage. Copy and paste. To the laxist chorus of “everything is already done” and “everything is already said” we lie down as slackers. Drink in hand and routine. The artist is global. There is no distinction between East-West or North-South in the world of main or lower stream art, whatever.

As you view (visualize) me is how I am. I am my profile on Facebook, my online portfolio, my net presence is my image in society. I am what I’ve said I am and I can be everything I pretend to be, I have done what I’ve said I’ve done. I can produce the evidence with Photoshop, if I am a good one I can even produce irrefutable evidence with Photoshop.

 


 

Il tuo essere approssimativo mi permettere di essere un real fake, tu non mi metti in discussione perchè non ne hai motivo, ti piace credere alle prime due righe, non leggi nemmeno tutto il testo, già dall’incipit hai capito di cosa si tratta (se sei arrivato a leggere fin qui probabilmente sei sempre la mia mamma, amore di madre che si sorbisce sto’ pacco).

Il pubblico mi desidera pazzo, il gallerista mi brama esotico, il critico mi vuole ermetico. Io sono tutto ciò che mi vuoi. Se mi vuoi morto, posso essere morto. E poi tornare in vita come Bobby di Dallas ma non come Gesù.

 

B. Fragogna, 3rd Millennium Phenomena Project, Cover Letter III, 2013

 

Your being approximate allows me to be a real fake, you do not question me because you do not have any reason to do it, you like to believe in the first two lines, you do not even read all the text, right from the incipit you understand what it is all about (if you’ve read this far you’re probably my mother, a mother’s love that is sipping this bitter juice).

The public desires me if I’m crazy mad, the gallery owner longs for me being exotic, the critic wants me hermetic. I am everything you want me to be. If you want me dead, I may be dead. And then I will come back to life as Bobby in Dallas but not as Jesus.

 

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B. Fragogna, 3rd Millennium Phenomena Project, Cover Letter II, 2013

 


 

COPYRIGHT 2013

BARBARA FRAGOGNA